Open Document? Non è GPL, Brian Jones afferma…

Oasis logoQuella che segue è la traduzione di un post dal blog di Brian Jones, program manager in Microsoft Office, da 5 anni impegnato sulle funzionalità XML e i formati file di questo programma.

Ancora sulle licenze prive di royalty per i formati Microsoft Office Open XML

Bene, ora che il PDC (Microsoft Professional Developers Conference) è terminato, ho avuto l’occasione di esaminare le questioni e i commenti sollevati dalla nostra discussione della scorsa settimana. Continuano a esserci parecchi commenti riguardanti le licenze che usiamo per i formati Microsoft Office Open XML. Le domande che ho ascoltato sono:

  1. Queste licenze sono compatibili con i progetti Open Source?
  2. Nello specifico, sono compatibili con la GPL?
  3. Vi è una garanzia che Microsoft non cambierà la licenza sotto i piedi della gente? Quanto saranno accessibili questi formati fra 100 anni?

Come ho detto nei post precendenti, penso che le licenze siano un grande passo avanti e per quasi tutti i clienti, non c’è davvero alcun aspetto negativo in questo. Ci sono già molti strumenti in circolazione che evidentemente non hanno alcun problema nel lavorare con i nostri schemi. Sun per esempio sceglie la LGPL per Open Office. Vi ho esposto i miei pensieri e come penso che il nostro programma di licenza sia compatibile con LGPL. Infatti, non ho visto ancora un prodotto che si volesse integrare con gli schemi di Office ma non fosse in grado di farlo. Potete dare un’occhiata ad altri formati, e anche questi hanno simili licenze.

Addentriamoci nella questione GPL dato che è di questo che si è parlato principalmente. Ho apprezzato i commenti di tutti nei precedenti post e voglio riferirmi specificamente a Craig Ringer che ha scritto degli ottimi commenti sulla GPL. La gente ha chiesto una risposta del tipo si/no a riguardo della compatibilità con la GPL, e il succo è che penso che abbia ragione nell’affermare che la licenza Microsoft per gli schemi di riferimento dell’XML di Office non siano compatibili con la GPL. La GPL dice che non ci può essere una richiesta affinché citiate l’autore del programma (qualcosa chiamata “attribuzione”). La GPL dice inoltre che non potete imporre una limitazione sul sub-licenziamento dei diritti di proprietà intellettuale (IP). Come dice Craig, la licenza Microsoft ha entrambi questi requisiti, quindi non è compatibile con la GPL. Ora, decidere se queste condizioni sono importanti per voi è una vostra incombenza, ma dal mio punto di vista accennare che lo schema è venuto da noi e non sub-licenziare i diritti di proprietà intellettuale sembra essere completamente ragionevole. Quelle sono realmente le uniche due questioni che sto sentendo renderle incompatibili. Vi sono altre licenze simili alla GPL che non hanno queste restrizioni aggiuntive.

So che per molte persone la GPL è una spedie di sinonimo di “open source”. (Ho letto tuttavia che la GPL sta passando un processo revisione). Davvero non sono d’accordo con questo punto di vista. Penso che sia troppo restrittivo. Su www.opensource.org sono elencate tonnellate tonnellate di licenze open source. Ci sono persone che dicono che nessuna di queste sono davvero buone, tranne la GPL? Prendiano inoltre a esempio questa particolare situazione. La licenza Microsoft dice che voi (lo sviluppatore) potete scrivere un programa che può leggere e scrivere gli schemi di riferimento dell’XML di office, ma dovete citare Microsoft da qualche programma dichiarando che avete usato i nostri schemi. Cosa vi è di sbagliato in questo? Non la considero una restrizione estremamente onerosa tale da spingere la gente a rifiutare la licenza. Direi lo stesso della questione relativa al sub-licenziamento. Se la licenza è libera ed è disponibile a chiunque nel mondo, dov’è la questione? Una volta scritto il programma sotto la licenza, siete chiaramente tutelati.

Lasciatemi richiamare un paio di altre questioni sollevate da Craig. Egli dice:

…la licenza non sembra essere disponibile per sempre. In altre parole, i termini possono essere cambiati in qualsiasi momento ed essere applicati alle implementazioni esistenti. Quando il software può essere redistribuito dagli utenti finali e altre aziende, è difficile che ciò possa funzionare. Sia la GPL che la LGPL richiedono che il software possa essere redistribuito da qualsiasi utente finale.

La licenza è in realtà perpetua. Date un’occhiata, si prova proprio qui: http://www.microsoft.com/mscorp/ip/format/xmlpatentlicense.asp. Lo dice chiaramente nella concessione della licenza ed è confermata nella Q&A (Questions & and Answers – Domande & Risposte) sul sito. La Q&A si trova qui: http://www.microsoft.com/Office/xml/faq.mspx

Davvero non capisco la questione relativa alla possibilità che possa essere cambiata in qualsiasi momento. Se accettate la licenza, avete un accordo. Microsoft non può tornare più tardi e dire che l’accordo è differente. Non vedo alcuna restrizione in questa licenza che riguardi la distribuzioni di programmi creati sotto questa licenza.

Ecco un altro commento di Craig:

Proprietà intellettuale/brevetti. La licenza stessa sembra d’altronde ragionevole, ma contiene un enorme inganno dato che non rivela quali altre proprietà intellettuali/brevetti Microsoft possono essere richieste e offrendosi di licenziarli negli stessi termini. Una licenza aperta per i formati è inutile se i termini della licenza del brevetto richiesto per il suo uso sono inadatti.

Questo è un argomento che posso comprendere. Il linguaggio del brevetto è difficile da leggere, ma quando lo scorro, sembra dire che tutti i brevetti e le applicazioni dei brevetti che sono applicabili a questo spazio sono licenziati. ciò è meglio della situazione in cui un’azienda rende noti certi brevetti e dice che sono licenziati ma non vi dice cosa d’altro vi sia. Microsoft dice che tutti i suoi brevetti e applicazioni sono licenziati in questo spazio, quindi non avete bisogno di preoccuparvi.

Visto che siamo in argomento, penso sia importante che tutti voi diate un’occhiata alla situazione simile relativa all’Open Document. Molte persone sembrano semplicemente presumere che dato che si tratta di uno standard, non vi siano questioni riguardanti i diritti intellettuali e siatutto molto chiaro. Bene, diamo uno sguardo a questo: http://www.oasis-open.org/committees/office/ipr.php Sun sembra dire che potrebbe detenere una proprietà intellettuale sulle specifiche dell’Open Document. Mentre Sun dice di essere intenzionata a fornire una licenza priva di royalty, si dovrebbe comunque chiedere a Sun una licenza. La licenza non appare sul sito. Sarebbe interessante da vedere, e probabilmente tenterò di vedere se riuscirò a trovarla. La sola affermazione sul sito rivela che come minimo, pongono almeno una condizione – dovete concedere a Sun una licenza reciproca.

Si riferisce anche di una serie di una scadenza sulla quale IBM sta lavorando alacremente: http://blogs.zdnet.com/BTL/?p=1887. A cosa assomiglia la licenza IBM? Sarebbe interessante fare un controllo.

In definitiva, le risposte alle domande elencate più sopra sono:

  1. Si, lavoriamo con un gran numero di licenza open source (ma non tutte).
  2. No, la GPL non consente le restrizioni riguardanti l’attribuzione e il sub-licenziamento che la licenza MS Office Open XML Formats richiede.
  3. Si le licenze sono perpetue e non dovete preoccuparvi che cambino sotto i vostri piedi. I file che registrate saranno liberamente accessibili per sempre.

Sperò che ciò sia d’aiuto. mi dispiace che abbiamo dovuto passare così tanto tempo su questo argomento e non altrettanto sulle reali tecnologie e architetture dei formati. Cercherò di tornarvi sopra al più presto, dato che è ciò di cui sono maggiormente interessati coloro che mi hanno contattato via email.

-Brian

Microsoft assume Raymond, scherziamo o cosa?

Eric S. RaymondAlzi la mano chi non conosce Eric Steven Raymond!
Ok, ho capito. Diciamo che Raymond è il cofondatore insieme a Bruce Perens della Open Source Initiative, l’organizzazione che promuove l’Open Source.
Diciamo anche che è l’autore di La cattedrale e il bazaar, testo ben conosciuto da chi si occupa di Open Source.
Insomma, diciamo Raymond crede nell’OS e può essere definito, all’americana, un Open Source Evangelist, cioè uno che ti racconta tutto e di più sui sorgenti aperti, fino a quando ti arrendi e ti convinci che OS=bene.

Scherzi a parte, Raymond è una di quelle persone a cui non parlereste di software proprietario, di Microsoft o altro.

Voi.

Microsoft, a quanto pare, ha parlato, o meglio scritto, a Raymond offrendogli un lavoro.

Si, proprio, un lavoro.

Di seguito traduco uno scambio di email fra Raymond e Microsoft, avvenuto l’8 Settembre 2005, quindi ieri.

Per leggere l’originale, cliccate qui.


From: “Mike Walters (Search Wizards)” \< \v-mikewa@microsoft.com\>\
To: \< \es@thyrsus.com\>\

Eric, faccio parte del Microsoft Central Sourcing Team (ovvero, il dipartimento delle risorse umane di Microsoft ndr.). Microsoft sta cercando risorse tecniche di prima grandezza che l'aiutino a creare prodotti che diano una mano alla gente e agli affari in tutto il mondo a comprendere il proprio pieno potenziale.

Il tuo nome e le informazioni per contattarti mi sono stati sottoposte indicandoti come qualcuno che potrebbe portare un contributo a Microsoft. Apprezzerei molto l'opportunità di discutere nei dettagli il tuo interesse nell'intraprendere una carriera in Microsoft, e delle tue esperienze, il tuo passato e le tue qualifiche. Sarò felice di rispondere a ogni tua domanda e di fornirti qualsiasi informazione in mio possesso sulle posizioni e il modo di lavorare in Microsoft.

Per favore, dai un attimo un'occhiata la mia agenda in linea \< \http ://www.appointmentquest.com/provider/2010224927\>\ e fissa una data in cui potrei contattarti. Potrai saperne di più sul nostro modo di vedere il Nuovo Mondo del Lavoro all'indirizzo \< \http ://www.microsoft.com/mscorp/execmail\>\.

Inoltre, se sai di qualcuno dei tuoi colleghi, attuali o precedenti, che potrebbero essere interessati alle opportunità di lavoro offerte da Microsoft, sarò felice di parlare anche con loro. Le segnalazioni sono sempre gradite e sono molto apprezzate.

Grazie in anticipo e attendo con impazienza un'opportunità di poterti parlare al più presto.

Cordiali saluti,

Mike

\< \http://members.microsoft.com/careers/default.mspx\>\

Quanto oltre ti spingerai?

Mike Walters
CST Senior Recruiter

Microsoft One Microsoft Way
Redmond, WA 98052

\< \http://maps.yahoo.com/py/maps.py?Pyt=Tmap&addr=One+Microsoft+Way&csz=Re dmond%2C+WA+98052&country=us\>\

Ora…una digressione di Raymond:


Ho chiamato Mike Walters, il quale mi ha riferito che il mio nome gli era stato passato dal suo gruppo di ricerca. Gli ho fatto notare che pensavo qualcuno gli stesse facendo con tutta probabilità uno scherzetto e gli ho promesso di rispondergli via email. Ecco la mia risposta, nella sua interezza.



To: “Mike Walters (Search Wizards)” \< \v-mikewa@microsoft.com\>\
From: \< \esr@thyrsus.com\>\

Vorrei ringraziarti per l'offerta di impiego in Microsoft, il che però denota il fatto che tu o il tuo gruppo di ricerca (o entrambi), non vi accorgereste di nulla nemmeno se vi prendessero a randellate con una mazza da baseball. Che volete fare nel resto del pomeriggio, offrire un lavoro a Richard Stallman e Linus Torvalds. O volete provare qualcosa di più semplice, come chiedere a Papa Benedetto di presiedere un'orgia satanica?

Se vi foste presi la briga di controllare per cinque secondi il mio passato avreste scoperto che io sono il tipo che alla domanda "Chi sei" di Craig Mundie (Microsoft Senior Vice President, Chief Technical Officer, Advanced Strategies and Policy) ha risposto "Sono il tuo peggior incubo" e che io, infatti, sono stato quasi il vostro peggior incubo dal 1997. Hai mai sentito parlare di questa cosa chiamata "open source"? Puoi tirare a indovinare chi ha scritto la maggior parte della teoria e del materiale di propaganda per l'open source e che ha parlato con IBM e Wall Street e alle società elencate nella Fortune 500 affinché comprassero open source. Ma non pensare che cercherò di distruggere la tua azienda. Oh, no; sarei determinato a farlo per ogni altro monopolio di software-proprietario e la comunità che ho aiutato a fondare è ben sulla via per raggiungere questo scopo.

Il giorno in cui *IO* andrò a lavorare per Microsoft si sentiranno nei cieli le deboli grida dei maiali, la luna non solo si colorerà di blu ma si ricoprirà di pallini, l'inferno gelerà così come lo zolfo diventerà superconduttivo.

Ma devo ringraziarti per avere arricchito il mio pomeriggio con un bello scherzo. Il giorno, speriamo non molto lontano, in cui potrò orinare sulla tomba di Microsoft, spero sinceramente che nemmeno uno schizzo ti raggiunga.

Cordialmente tuo,
Eric S. Raymond


Mia moglie, dopo avere sentito queste cose, mi ha suggerito che se tutto ciò può accadere è perché forse non ho creato abbastanza problemi a Microsoft negli ultmi tempi e sto scomparendo dai loro radar. Potrebbe avere qualche ragione…

AGGIORNAMENTO: Per coloro che non avessero colto la sottigliezza (e con mia sorpresa molti di voi non l’hanno colta), al telefono sono stato alquanto gentile con questo tipo.


Qui finisce il discorso di Eric S. Raymond.

Una sola prece: ho tradotto al volo il testo, ricco di errori e frasi idiomatiche, senza avere sotto mano il mio fido dizionario. Domani o dopo provvederò a una prima revisione.

Chiunque riscontrasse errori mi farà cosa grata nel segnalarmeli. Provvederò all’immediata rettifica.

Giorgio

Aggiornamento

Come mi è stato fatto notare, nei commenti al post originale si possono trovare alcune considerazioni interessanti:

  1. L’indirizzo email della persona che ha contattato Raymond è il seguente:

    v-mikewa@microsoft.com

    Da notare la v- iniziale identifica i venditori esterni a Microsoft. Il reclutatore, quindi, pur lavorando per Microsoft non è impiegato in questa azienda ma in una società che ha in appalto il reclutamento delle risorse.

  2. Più che una offerta di lavoro, l’email ricevuta da Raymond ha l’aspetto di un testo preconfezionato, standard, con il quale il reclutatore richiede, senza troppi sforzi, un primo approccio per discutere una possibilità.

    Ciò, comunque, rimarca la totale ignoranza da parte del reclutatore del ruolo ricoperto dalla persona contattata della quale tutto si può dire tranne che sia sconosciuta nel settore e a Microsoft stessa.

  3. Il sito su cui è ospitato il calendario degli appuntamenti cui il venditore di Microsoft ha indirizzato Raymond per fissare una data in cui vedersi è gestito, neanche a dirsi, da un server Apache.

    Facciamo insieme un piccolo esperimento:

    Cliccate questo link: http://www.appointmentquest.com/erq312.

    E’ un collegamento a una pagina inesistente il che, notoriamente, deve dare come risposta una pagina standard con il codice di errore 404 (pagina non trovata). Ciò, ovviamente, accade a meno che il server che gestisce il sito non sia configurato diversamente.

    Noi siamo fortunati.

    La pagina di errore riporta:

    Not Found

    The requested URL /erq312 was not found on this server.

    Apache/1.3.26 Server at www.appointmentquest.com Port 80

    Qualcuno vuole spiegare a questi tizi come si usano le direttive:

    ServerSignature Off

    e

    Servertokens Prod

    Almeno si risparmiano qualche figura. Sempre che si sappia configurare Apache.

Linux ai minimi termini

Un server, come dice la parola, serve sempre, solo che spesso non si sa dove metterlo.

Sulla scrivania? Naaaaa, è già affollata di libri, fogli, penne e cianfrusaglie varie.

Sulla liberia? Nemmeno, troppo lontano dalla presa di rete, e poi non ci starebbe bene.

In bagno no, si sa che vicino all’acqua meglio non mettere niente di elettrico e in cucina nemmeno, altrimenti si riempie di schifezze.

A ben vedere, posto non c’è n’è proprio per un server domestico.

A meno che vi rivolgiate a Picotux 100, un vero e proprio sistema Linux racchiuso nelle dimensioni di un connettore RJ-45, solo poco più largo (35mm×19mm×19mm).

Linux in un connettore RJ-45

Picotux 100 è basato su un processore ARM7 a 55 MHz e come distribuzione uClinux, una versione di Linux che ben si adatta ad applicazioni embedded.

Qualche specifica:

Processore: ARM7 a 55 MHz
Memoria: 2 Mb su flash
Rete: RJ-45 10/100 Mbit half/full duplex Ethernet
Seriale: fino a 230.400 baud
Linee input/output: 5

Kernel: 2.4.27
Shell: Busybox 1.0
File system: CRAMFS, JFFS2, NFS
Applicazioni: Webserver, Telnet
Dimensioni del sistema operativo nella flash: 720 KB e più

Non ci sono scuse, da acquistare per il serverino domestico e in più, notate, non c’è nemmeno il posto per quelle fastidiose ventole che tolgono molto al romanticismo di un computer che occhieggia nell’oscurità.

Indirizzo Gmail

Ma che indirizzo!

A questo indirizzo troverete una simpatica pagina in PHP che vi permetterà di creare una bella immagine in formato PNG contenente il vostro indirizzo Gmail. Accattivanete, non c’è che dire, farà bella mostra tra le pagine del vostro sito.

Ecco come creare l’immagine personalizzata del vostro indirizzo Gmail

    Inserite il nome utente (senza @gmail.com) e cliccate il pulsante “Create”;
    Cliccate con il pulsante destro del mouse sull’immagine che preferite e selezionate “Salva immagine con nome” e salvatela sul vostro computer;
    Caricatela sul vostro server;
    Richiamatela dalle vostre pagine web.

Fatto, ora il vostro accattivante indirizzo email farà meravigliare i visitatori.

Mac a dimensioni scontate

Un milione di anni fa…o forse due, c’era un computer che faceva strabuzzare gli occhi.

Bello e impossibile.

Bello, di un’interfaccia minimale ed elegante. Bello di una facilità d’uso ineguagliata. Impossibile, a un costo al di fuori della portata dei più.

Old Mac screenshot

Beh, si, insomma, ci siamo capiti. E’ il Mac, troppo bello per essere alla portata di tutti.

E, infatti, noi tutti ci siamo sorbiti il mondo pc. Sistemi operativi instabili e imbizzarriti, interfacce approssimative, compatibilità aleatoria, in ginocchio di fronte ai driver forniti dai produttori.

Insomma, il dilemma può essere riassunto in questo modo:

Computer semplice da usare -> Bello a vedersi -> Hardware e sistema operativo prodotti dalla stessa azienda -> Prezzi decisamente alti – Mac

Computer difficile da utilizzare -> Un po’ pacchiano -> Hardware prodotto da chiunque, sistema operativo pure -> Prezzi bassi – PC

In effetti, il Mac è un sinolo fra materia, hardware, e forma, sistema operativo. Quando si parla di Mac, la maggior parte delle volte si intende un pezzo di metallo e silicio costruito in simbiosi con un sistema operativo che ne conosce i più reconditi meandri. Non c’è bisogno di cercare driver di terze parti, tutto è fatto da Apple e preinstallato prima di consegnare il prodotto all’utente. Non c’è problema di incompatibilità tra periferiche, sono tutte fornite dallo stesso produttore. Non c’è pericolo che un programma non funzioni, o funzioni lentamente sulla piattaforma consigliata. Quella è e quella rimane.

Con i PC il discorso cambia. E’ figlio del liberalismo selvaggio: una scheda la faccio io, una periferica tu, io sto in Cambogia, tu stai a Berlino, il driver lo metto qui e tu non lo trovi li. Il sistema operativo è Windows, in una delle mille versioni, oppure Linux, oppure chissà che cosa e per ogni sistema e ogni versione, ogni produttore di periferiche dovrà fornire l’apposito driver, ogni volta lo stesso, diverso per ognuno. E, se anche riusciste ad avere tutto, una volta assemblato il metallo, non è detto che questi non inizi a stridere: la scheda audio va in conflitto con gli interrupt usati da quella video, gli irq di vattelapesca sono gi? utilizzati dal mouse, oppure la scheda di rete inchioda il modem. Insomma, liberi e belli, nell’agone selvaggio del liberalismo post moderno. Però paghiamo di meno, il resto ce lo mettiamo in nervi, salute e periferiche incompatibili cestinate.

Non che un prodotto monolitico sia in assoluto meglio: paghiamo di più e abbiamo meno voce in capitolo, siamo costretti a prendere col sorriso fra le labbra tutto quello che il produttore ci propala, bello o brutto che sia.

Ora, Apple ha deciso di sedurre i più, gli snervati del mondo pc, che vorrebbero qualcosa di carino sulle scrivanie e di poco problematico.

Apple Mac Mini frontale

La trovata, devo ammetterlo, non è male. 499 euro, e qualcuno mi spieghi perché Apple continua ad adottare un cambio 1:1 fra dollaro ed euro, per avere un bel computer e anche poco ingombrante con i suoi 16,51 cm di base per 5,08 di altezza.

Apple Mac Mini mani

Bello?

Bello a vedersi, sicuramente, “stiloso” come direbbe qualcuno, nella prospettiva trendy che accomuna tutti i prodotti Apple.

Bello come sistema operativo Mac OS X, un bel derivato BSD Unix-like.

Apple Mac Mini retro

Bello con il suo processore non proprio nuovo fiammante e la scheda grafica non proprio potente.

Apple Mini motherboard upfront

Però, l’idea non è male. Nella scatola trovate un adattatore VGA per potere usare il monitor che avete già in casa, senza dovere acquistare uno schermo Apple, mentre per mouse e tastiera potete recuperare quelli che avete, basta che siano usb.
Infine, vi ritrovate con la suite iLife, che comprende un lettore DVD, un programma per gestire le vostre foto, un’applicazione per creare video, un’altra per giocare a scrivere e registrare musica e, infine iTunes. Insomma, ce n’è da divertirsi.

Se, intanto, volete andare a vedere come qualche puntiglioso tedesco ha dissezionato, giocandosi la garanzia, il Mac mini, potete dare un’occhiata al sito Macnews.de

Apple Mini motherboard downfront

Il modello base, quello da 499 $, per intenderci, è equipaggiato con un hardware minimale:

    Modello: M9686*/A
    Processore: PowerPC G4 a 1,25GHz
    Memoria: 256MB di SRAM DDR PC2700 (333MHz), supporta fino a 1GB
    Grafica: ATI Radeon 9200 con 32MB di SDRAM DDR e supporto AGP 4X
    Disco rigido: 1 Ultra ATA da 40GB1
    Unit? ottica: Unit? Combo (DVD-ROM/CD-RW) con caricatore automatico
    Porte: Una porta FireWire 400; due porte USB 2.0; uscita DVI; uscita VGA (adattatore incluso)
    Connessione in rete: Ethernet 10/100BASE-T e modem v.92 a 56K integrati Wireless AirPort Extreme opzionale (conforme alle specifiche 802.11g; certificata Wi-Fi IEEE 802.11b); modulo Bluetooth disponibile come opzione BTO
    Audio: Uscita cuffie/audio
    Software di sistema: Mac OS X versione 10.3 Panther, include ambiente Classic, Mail, iChat AV, Safari, Sherlock, Rubrica Indirizzi, QuickTime, iSync, iCal Software iLife ?05 (include iTunes, iPhoto, iMovie, iDVD e GarageBand), AppleWorks, Nanosaur 2, Marble Blast Gold e Apple Hardware Test

Dalle prime recensioni online, pare che il modello base, con solo 256 Mb di ram, sia afflitto da un disco rigido alquanto lento. Il che, tradotto in parole povere, da origine alle seguenti equazione equivalenze:

Poca RAM = Molto uso della memoria virtuale, quindi molta scrittura sul file di swap.

Molta scrittura su file di swap + disco lento = Sistema lento, specialmente con qualche applicazione in più aperta.

Ok, insomma, bello, divertente e multimediale. Ma non proprio un scheggia.

Come utente pc adorerei passare un po’ di tempo con una scatola proprietaria che fa tanti suoni e tante belle immagini.

Ok, ora esco e vado a comperare una Xbox. Costa meno e rende di più.